Gli “alieni” esistono.. E sono nei nostri mari!

Oggigiorno viviamo in un mondo estremamente collegato, possiamo comprare prodotti dall’altra parte del mondo e riceverli comodamente a casa nostra. Gran parte del merito della globalizzazione va al trasporto marittimo che ha permesso di unire i continenti.

Tuttavia, non tutto è oro quel che luccica. Infatti le grandi portacontainer o petroliere oltre a danneggiare gli ecosistemi perdendo il carico per mare, molto spesso trasportano piccoli organismi non desiderati che restano bloccati all’interno delle acque di zavorra delle grandi navi (quest’acqua viene caricata per mantenere la nave stabile quando vuota).

Questi piccoli organismi quindi, assolutamente contro voglia, sono costretti ad un viaggio di centinaia se non migliaia di miglia, per poi ritrovarsi in un ambiente totalmente nuovo e spesso molto diverso dal loro habitat natale.

Nel momento in cui l’animale si insedia nel nuovo ecosistema e lo colonizza viene definita specie aliena o alloctona.

Gli esempi di specie come questi ad oggi sono innumerevoli. Non solo i mari sono flagellati da questo problema ma anche in terra troviamo molte testimonianze, come la presenza di un’alga Caulerpa taxifolia che negli anni ’80 è sfuggita dall’acquario di Montecarlo ed oggi è in competizione con la pianta Posidonia oceanica, specie autoctona (che si è originata ed evoluta in un determinato habitat) del nostro mar Mediterraneo.

Noce di Mare (Mnemiopsis lady)

Generalmente l’arrivo di una specie aliena in un nuovo ambiente è visto come qualcosa di dannoso e pericoloso, questo perché in ogni ecosistema si sviluppano interazioni uniche che difficilmente sono replicate da qualche altra parte nel mondo. Di conseguenza quando un animale nuovo giunge in un ambiente differente spesso non trova ostacoli, ed anzi lo trova ricco di nutrimento.

Questo, ad esempio, è accaduto nel Mar Nero, quando, negli anni ’80, venne accidentalmente introdotto uno ctenoforo (piccolo animale planctonico), il Mnemiopsis leidyi che, non trovando competitori, poté riprodursi in maniera esponenziale e decimò molti degli stock ittici che già da tempo erano sottoposti a forte pressione da parte della sovrapesca. Ci risulta, poi, che sia giunto anche nei nostri mari; alcuni anni fa infatti se ne trovarono tracce nel mar Adriatico.

Pesce scorpione (Pterois miles)

La principale via di trasporto di questi organismi, come detto, sono le grandi navi. Si è stimato che annualmente trasportino, nel mondo, tra i 3 e i 12 miliardi circa di tonnellate di acque di zavorra, diventando così delle vere e proprie arche cariche di organismi alloctoni. Inoltre, nel caso del nostro mar Mediterraneo, molti pesci arrivano dal Mar Rosso attraverso il canale di Suez, una vera e propria autostrada. L’apertura del passaggio marittimo ha dato inizio a quelle che vengono chiamate migrazioni lessepisane (il nome deriva dal principale promotore ed esecutore del canale, Ferdinad de Lesseps). Lo spostamento è stato, sfortunatamente, favorevole per le specie eritree grazie al fatto che il Mediterraneo orientale è povero in specie, di conseguenza molti pesci del Mar Rosso hanno potuto colonizzare diverse nicchie ecologiche lasciate vuote.

Inoltre, a causa dei cambiamenti climatici si sta osservando una tropicalizzazione delle nostre acque, il che consente a molti organismi di sopravvivere tranquillamente anche nel Mar Ligure, generalmente piuttosto freddo. L’aumento delle temperature ha permesso a molte specie tropicali di trasferirsi e nel mare Nostrum, un esempio è il barracuda mediterraneo (Sphyraena viridensis) originario dell’atlantico ma che si è ben adattato a vivere nel nostro mare; si hanno anche testimonianze di pesci palla, pesci scorpione e cubo meduse…

Il pericolo di queste invasioni è che, oltre a eliminare specie autoctone e quindi a ridurre la biodiversità, possono mettere a rischio la salute umana, trasportando batteri pericolosi che possono contaminare specie commerciali di cui noi ci nutriamo. Anche il turismo ne può risentire, la presenza di specie indesiderate riduce l’affluenza di visitatori ed è costoso per i governi controllare ed eradicare queste comunità.

Fonti foto:
http://www.marinespecies.org/photogallery.php?album=683&pic=76906
Photo my Meritt Thomas on Unsplash

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