Sovrapesca: come stiamo svuotando il mare

Emanuele Capone, nel suo articolo, ha parlato di alcuni problemi che i nostri mari soffrono. Pensiamo adesso ad una buona parte dei suoi abitanti: i pesci.
Il pesce può esaurirsi? Come la sovrapesca sta svuotando i nostri oceani? Analizziamo un paio di aspetti.

Circa 3 miliardi di persone dipendono dalla pesca per ottenere il loro fabbisogno giornaliero di proteine.

Un numero notevole che già da solo dovrebbe far riflettere su quale possa essere la pressione che gli stock ittici subiscono. 

Oltre a questo, però si aggiunge un danno, che viene perpetrato da circa 50 anni, e che spesso ha portato alla distruzione di intere comunità modificando irrimediabilmente equilibri che si erano sviluppati nel corso di migliaia di anni.

Di cosa stiamo parlando?

Parliamo di sovrapesca o overfishing, un’attività che consiste nella cattura di enormi quantità di pesce senza però concedere il tempo necessario agli stock ittici di riprendersi dal danno subito, anzi continuando a pescare tutto il pescabile pensando ad ottenere il massimo guadagno senza riflettere sulle conseguenze a medio lungo termine. 

Questo sfruttamento intensivo può avvenire per uno sforzo di pesca eccessivo e prolungato nel tempo, che è ciò che accade nel nostro mar Mediterraneo, dove pescherecci di medie e piccole dimensioni operano tutto l’anno, causando un impatto che potrebbe sembrare minore ma che non concede il tempo necessario agli animali di riprodursi nuovamente e recuperare le perdite subite.

Si è osservato che tra il 2006 e il 2014 le catture di nasello sono scese del 45%.

Particolarmente a rischio è il mar Adriatico che fornisce metà dei prodotti ittici che giungono alle nostre tavole e che ospita il 47% della flotta peschereccia italiana. 

Anche gli oceani che possono sembrare così vasti da far dubitare che possano risentire di problema, presentano oggi un numero inferiore di pesci proprio a causa di questa attività svolta in maniera poco coscienziosa.

Il problema in questo caso è dato dalle navi fattoria: battelli capaci di raggiungere anche il centinaio di metri in lunghezza e che trasportano reti lunghe anche chilometri; una volta che queste reti sono poi tirate a bordo inizia subito la lavorazione del pesce. Ciò riduce la necessità di raggiungere il porto alla fine di ogni battuta di pesca. L’impatto che provocano è quindi grandissimo, dato che sono capaci di catturare migliaia di tonnellate di pesce ad ogni calata di reti.

Una grossa rete da pesca

L’obbiettivo primario della pesca sono animali di grandi dimensioni e predatori appartenenti alle famiglie dei tonni, dei pesci spada e dei merluzzi, ciò lascia un vuoto all’interno della catena alimentare che viene riempito da altri animali, come ad esempio animali gelatinosi quali meduse e simili.

L’aumento del numero di questi animali oltre a causare un cambiamento ambientale di notevole entità si ripercuoterà notevolmente anche sul nostro mercato e sulla nostra economia.

i danni della sovrapesca
I danni della sovrapesca

Naturalmente vietare la pesca è del tutto impossibile e sarebbe comunque sbagliato, ma esistono molti modi per migliorare la situazione attuale. 

Come fare?

Insegnare il concetto di pesca responsabile, far comprendere ai pescatori che non è necessario sfruttare fino all’ultimo uno stock e che limitare la cattura comporta un guadagno minore ma assicura la sopravvivenza degli animali e garantendo la continuazione del lavoro nel tempo. 

Istituti di monitoraggio, in collaborazione con i pescatori, dovrebbero avere accesso ai dati riguardanti i quantitativi di pesce sbarcato, così da poter sviluppare serie storiche e monitorare lo stato di salute dello stock ittico.

Istituire periodi di sospensione della pesca assicurando un salario minimo ai pescatori che non possono in alcun modo uscire in mare. Queste sospensioni sarebbero più efficaci se effettuate nel periodo riproduttivo dei pesci, in quanto permetterebbero un ricambio generazionale.

Un’ altra azione molto importante potrebbe essere aumentare i controlli per impedire la pesca illegale e creare accordi e leggi tra nazioni in modo da proteggere tutti quegli ambienti che si trovano all’interno di acque internazionali e che quindi non sono custoditi da normative. Così facendo sarebbe più facile monitorare lo sforzo di pesca delle navi fattorie, sul quale è difficile reperire dati precisi.

Insegnare il concetto di consumo responsabile educando la popolazione sull’importanza della stagionalità dei pesci: ad esempio sapere quando è meglio comprare l’acciuga invece che il tonno è fondamentale, perché così facendo si evita di impattare su animali giovani e di piccole dimensioni che ancora non hanno avuto modo di riprodursi almeno una volta. 

Comprare il pesce di acquacoltura è un’ottima alternativa. L’allevamento in Europa è soggetto a molte normative e regolamentazioni, questo assicura che l’animale costituisca un prodotto ecosostenibile ed esente da additivi ed antibiotici.

E tu, hai in mente qualche soluzione per combattere il fenomeno della sovrapesca?

Crediti immagini:

https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn%3AANd9GcTsETPWjL4C-alo3Uctc–JoiZY4iBMqh0OPQ&usqp=CAU

https://www.google.com/url?sa=i&url=https%3A%2F%2Fwww.blue-growth.org%2FFishing_Over_By_Catch%2FOver_Fishing.htm&psig=AOvVaw1L1HQr4fKsVbEsoBPZpCsr&ust=1604740724802000&source=images&cd=vfe&ved=0CAIQjRxqFwoTCLD45pzL7ewCFQAAAAAdAAAAABAD

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