Microplastiche

Microplastiche per articolo The Black Bag

Secondo i dati di ricerca dell’Università di Newcastle ognuno di noi ingerisce in media 1.769 particelle di microplastica a settimana semplicemente bevendo acqua. Questo dato può essere tradotto in cinque grammi di plastica che finiscono nei nostri organismi ogni sette giorni, peso che equivale ad una carta di credito.

L’argomento è molto discusso,  i ricercatori di tutto il mondo affermano come la plastica sia presente ovunque, nell’aria, nel suolo, nei fiumi e negli oceani più profondi del mondo. E’ stata trovata perfino nella birra in bottiglia. I dati disponibili indicano che l’acqua in bottiglia contiene in media 22 volte più microplastiche dell’acqua del rubinetto. 

Ad oggi i pareri sui danni all’organismo sono contrastanti. Lo scenario attuale presentato all’interno del rapporto Microplastics in Drinking Water” stilato dall’Oms, ritiene che i livelli di microplastiche presenti nell’acqua potabile non rappresentano un pericolo per la salute degli individui, ma invitano a essere cauti per il futuro. A rendere preoccupante la situazione contribuiscono le proiezioni statistiche sulla presenza di plastica nei prossimi anni. Le stime indicano che un aumento della produzione, senza un cambio radicale nelle politiche ecologiche e negli stili di consumo, triplicherà la quantità di plastica in circolazione entro il 2050.

Inoltre, la plastica tende a depositarsi nell’ambiente marino e impiega diverse centinaia di anni per decomporsi, venendo spesso trasportata a largo formando vere e proprie “isole di plastica”. La più grande è localizzata nel Pacifico settentrionale e la sua dimensione è paragonabile a due volte la superficie dell’Italia. Le conseguenze di un ulteriore aumento sarebbero devastanti per l’ecosistema marino e terrestre.

Esiste una soluzione?

Un mondo senza plastica, ad oggi, sembra un’utopia. Ma grazie alle nuove bioplastiche di origine naturale e alla scoperta di batteri “mangia plastica” questa realtà comincia a prendere forma. Inoltre sono sempre di più le aziende che investono in plastiche alternative “bio”, anche in vista del provvedimento legislativo che vieterà dal 2021, in tutti i Paesi dell’Unione Europea, le plastiche monouso.

Tra i vantaggi derivanti dall’utilizzo delle bioplastiche troviamo in primis il fatto che siano materiali biodegradabili e che quindi, anche se presenti nell’ambiente terrestre e marino, siano caratterizzate da un tempo di decomposizione nettamente inferiore a quello delle normali plastiche ad oggi più utilizzate.

Un altro passo verso l’ecosostenibilità è stato fatto nel 2018 con la scoperta di batteri in grado di digerire la plastica e quindi di nutrirsene. Questo processo, che accelera la biodegradazione del materiale, avviene grazie al “lavoro” di proteine (enzimi) che agiscono da “forbici molecolari”, in grado di scomporre le molecole PET nei composti di partenza, avviandoli alla decomposizione. 

In un futuro ormai prossimo, grazie agli studi sulla produzione di questi batteri in laboratorio e alla produzione di massa di plastica bio, potremmo costruire le basi per assicurare la salvaguardia del nostro pianeta. Noi ci crediamo.