Il Governo approva la Legge Salva Mare

In questo articolo vi voglio parlare della legge Salva Mare che è, da sempre, uno degli argomenti che uso per solleticare la curiosità di amici e conoscenti verso le tematiche ambientali, per la sua assurdità.

La legge Salva Mare di cui vi sto per parlare è stata approvata dal governo solo l’11 Dicembre scorso dopo anni di lotte da parte delle associazioni ambientaliste e ci si chiede se davvero non fosse possibile approvarla prima per rendere lecita un’azione che dovrebbe essere già scontata da parte di chi, almeno, è dotato di buon senso.

Ma di cosa parlo?

La legge Salva Mare prevede che i pescatori raccolgano le plastiche che rimangono incagliate nelle proprie reti e le accumulino a bordo delle proprie navi per poi smaltirle nelle apposite isole ecologiche dei porti.

E voi vi starete chiedendo, ma veramente c’era bisogno di una legge per normalizzare questa pratica? Ebbene sì.

Nelle direttive europee sullo smaltimento dei rifiuti non si accenna mai a come trattare i rifiuti marini, lasciando così ogni paese ad arrangiarsi da solo con il risultato che spesso, questo ammontare ingente di spazzatura (solo nel Mediterraneo si stima che si spiaggino al giorno 5 kg di plastica per chilometro di costa) venga dimenticato.

La mancanza di direttive precise per il trattamento dei rifiuti che si trovano in mare, come potrete ben immaginare, è una falla enorme nella lotta al contrasto dell’inquinamento ambientale considerando che i nostri mari sono sempre più pieni di plastiche. 

Ma che cosa accadeva prima che la legge Salva Mare entrasse in vigore? 

L’assurdità di questa legge risiede nel fatto che i pescatori che trovavano accidentalmente incagliata della plastica nelle loro reti avevano l’obbligo di ributtarla in mare, pena -udite bene- la condanna per trasporto illecito di rifiuti. Questi venivano ritenuti infatti produttori o trasportatori di rifiuti speciali e, di conseguenza, oltre alla pena, erano ritenuti responsabili dello smaltimento di tali rifiuti. 

Il problema che si veniva a creare, oltre a quello molto delicato dello smaltimento dei rifiuti, è che quest’ultimi non appartenevano di fatto a nessuna categoria (rifiuti urbani, ospedalieri, ..). Non esisteva quindi una figura, o ente, incaricata del loro smaltimento.

Cosa comporta l’introduzione della legge Salva Mare?

La legge stabilisce che i rifiuti accidentalmente pescati (RAP) in mare o nelle acque interne, siano assimilati ai rifiuti prodotti dalle imbarcazioni e, una volta che la barca giunge in porto, siano smaltiti gratuitamente nelle apposite isole ecologiche.

Raccolta di rifiuti dal mare
Raccolta di rifiuti dal mare

La legge vuole favorire la raccolta dei rifiuti e, in particolare, della plastica in mare e nelle acque interne (fiumi, laghi ecc.).

Con la “Legge Salvamare”, appena approvata, i pescatori diventeranno difatti “spazzini” del mare e potranno avere un certificato ambientale e la loro filiera di pescato sarà adeguatamente riconoscibile e riconosciuta. I rifiuti potranno essere portati nei porti dove saranno allestiti dei punti di raccolta e verranno introdotti dei meccanismi premiali per i pescatori.

In Italia esistono già dei progetti sperimentali di coinvolgimento dei pescatori nella raccolta della plastica che stanno dando ottimi risultati: nell’Arcipelago Toscano da un anno (a Livorno) e anche in Puglia, dove la Regione sta avviando una sperimentazione. 

Come ricordano i ricercatori, nel Mar Mediterraneo, 134 specie (di cui 60, pesci) sono vittime di ingestione di plastica.

Questa legge era necessaria veramente da tanto tempo.

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