La sovrapesca vista in pescheria

Negli ultimi mesi abbiamo parlato di sovrapesca e di come quest’attività umana impatti soprattutto sull’ecosistema; ma vedere i danni e i cambiamenti causati dall’overfishing non è semplice neanche per chi studia o lavora a diretto contatto con il mare.

Eppure, prestando un po’ di attenzione gli effetti si possono veder anche andando a fare la spesa

Parlando con il proprietario di una pescheria in Liguria, ho voluto indagare quanto l’effetto della sovrapesca sia ben visibile in prima persona e quali azioni si possano intraprendere per ridurre l’effetto di quest’attività distruttiva. 

Il banco della pescheria intervistata

Gli effetti della Sovrapesca

Spesso si legge di enormi quantità di pesce pescato annualmente ma è difficile rendersi conto di quanto questo influisca direttamente su di noi.

Chiedendo in pescheria però il cambiamento è ben visibile sul bancone; molte specie sono totalmente sparite, ad esempio sgombro (Scomber scombrus) e sgombretto sono scomparsi dai mercati e sono stati sostituiti con animali simili come il lanzardo (Scomber colias). Anche la seppia (Sepia officinalis) e il polpo (Octopus vulgaris) del Mar Ligure sono diventati una rarità che spesso viene venduta a prezzi elevati; non solo a causa della pesca commerciale ma anche per colpa di quella dilettantistica che negli ultimi anni ha decimato le comunità di questi animali.

Anche il cambiamento climatico causa non pochi danni, l’aumento della temperatura dell’acqua porta nelle reti dei pescatori sia molti pesci tropicali che molto plankton come meduse e affini.
Molto strana è invece una florida pesca del gambero rosa (Parapenaeus longirostris che in Liguria sembra avere ultimamente una vera e propria esplosione. 

Dal mare infatti si raccoglie solo. Nessuno, o quasi, si interessa di “seminare” anzi ogni individuo pescato comporta una perdita molto più grande, non dandogli modo di riprodursi non perdiamo un singolo animale ma un’intera generazione. 

Cosa possiamo fare?

Incominciare a fare una spesa più intelligente e a conoscere meglio ciò che andiamo a comprare è un ottimo modo per ridurre l’impatto della sovrapesca.

Il continuo interesse verso determinate specie è dovuto ai gusti della clientela che, involontariamente, compra sempre gli stessi pesci.
Conoscere animali diversi può fornirci non sono cibi alternativi dagli ottimi sapori ma anche pesce più ecosostenibile.
Tra i più acquistati si hanno il branzino (Dicentrarchus labrax) e l’orata (Sparus aurata), che possono essere sostituiti con prodotti ittici quali il besugo (Pagellus bogaraveo).
Nonostante in ligure il termine sia spesso usato per indicare una persona di poco acume, si tratta in realtà di un pesce dal buon sapore.
Molti consumatori poi si fanno spaventare dai pesci più ricchi di spine come la triglia (Mullus surmuletus), non sapendo a quale ottimo prodotto rinunciano. 

Cartina FAO contro la sovrapesca
Etichetta contro la sovrapesca
Cartina Fao ed etichetta le nostre migliori armi quando facciamo la spesa

Uno degli strumenti più utili che ci viene in aiuto per fare una spesa intelligente è l’etichetta: al suo interno non troviamo unicamente il prezzo ma leggendola con attenzione possiamo sapere da dove arriva il pesce, con quale metodo è stato pescato o allevato e possiamo scegliere più coscienziosamente.

Ad esempio, andrebbero evitati prodotti quali i gamberi importati da regioni boreali (Penaeus monodon), il pesce spada (Xiphias gladius), platesse dell’atlantico (Pleuronectes platessa) e molti altri.

Per conoscere altri pesci da evitare o alternative da comprare consiglio di visitare: https://consumaregiusto.it.

Inoltre, è obbligatorio per le pescherie presentare la cartina delle zone FAO. Questa rappresenta le aree di pesca europee ed è fondamentale per la tracciabilità degli animali pescati.
Insieme all’etichetta assicura che il pesce che stiamo comprando è ecosostenibile. 

Alcuni prodotti ittici per essere venduti necessitano di permessi, il tonno rosso (Thunnus thynnus) infatti ha un limite di catture annue: è quindi necessario richiedere uno speciale permesso.
Questo è dovuto al fatto che i loro stock sono da sempre sovrapescati e hanno bisogno di tempo per raggiungere l’età adulta necessaria a riprodursi.


Altri ancora non dovrebbero essere presenti durante certi periodi dell’anno: nella mia breve chiacchierata con il pescivendolo ho scoperto che adesso la pesca al pesce spada è in fermo biologico (l’animale non può essere pescato per un paio di mesi).

Richiedere i permessi e conoscere questi blocchi della pesca ci consente di fare una scelta saggia e più ecosostenibile.

Esempio di un permesso per la vendita del tonno rosso

Per concludere ho voluto chiedere maggiori informazioni per quanto riguarda il pesce allevato, argomento molto dibattuto, dato che in Europa le leggi per l’allevamento sono molto severe per permettere di fornire al consumatore un prodotto quanto più naturale possibile.

Mi è stato risposto che il pesce di allevamento costituisce un’ottima scelta rispetto a quello pescato dato che appunto impatta meno sugli stock ittici, in particolare quello proveniente da allevamenti nazionali e soprattutto dalla Toscana o dalla Liguria.
Mentre, se possibile, sarebbe meglio evitare pesce allevato all’estero (Grecia e Turchia sono degli esempi).

Tutto questo non vale unicamente per il mare: ad oggi il pianeta terra è sovra sfruttato e a tavola è difficile rendersene conto.
Se vogliamo cambiare le cose, iniziare a far la spesa in maniera intelligente è il primo di molti passi che ci permetteranno di fare del bene a noi e all’ambiente.

Ringrazio il signor Alessandro Caramanna per avermi concesso dieci minuti del suo tempo e il permesso per fare le foto che accompagnano questo articolo nella sua pescheria. 
Insieme agli studiosi anche chi vende e acquista prodotti ittici si è reso conto dei cambiamenti che i nostri mari stanno subendo. 

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