Groenlandia – Il punto di non ritorno

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Come sappiamo, il problema del cambiamento climatico è ormai all’ordine del giorno, ma con l’allarme lanciato dagli esperti del Byrd Polar and Climate Research Center della Ohio State University viene marcato un punto di non ritorno per quanto riguarda lo scioglimento dei ghiacci della Groenlandia.

Infatti secondo lo studio pubblicato sulla rivista Nature Communications Earth and Environment, i ghiacciai dell’isola hanno subito una riduzione tale che, anche in caso di interventi mirati contro il riscaldamento globale, nella calotta glaciale continuerebbe comunque il processo di scioglimento dei ghiacci. In altre parole, indipendentemente dalle misure adottate contro il cambiamento climatico, l’isola è destinata a scomparire.

La stima degli esperti è stata effettuata su un campione di oltre 200 grandi ghiacciai ed è emerso che le nevicate invernali non riescono oramai a contrastare lo scioglimento del ghiaccio.

Durante gli anni ’80 e ’90 la neve accumulata e il ghiaccio sciolto erano in una situazione di equilibrio, con le calotte glaciali che perdevano circa 450 miliardi di tonnellate di ghiaccio ogni anno, mentre dall’inizio del nuovo millennio i ghiacciai hanno perso circa 500 miliardi di tonnellate ogni anno, senza che le nevicate aumentassero.

Questo processo di scioglimento dei ghiacciai continua inoltre ad autoalimentarsi ed è proprio questo a rendere la situazione sempre più pericolosa. Infatti, molti di questi ghiacciai presi a campione si trovano oggi in acque più profonde rispetto agli anni Novanta e, questo contatto tra acqua e ghiaccio, comporta un aumento nella rapidità di scioglimento dello stesso.

Ian Howat, coautore dell’articolo e docente presso l’Ohio State University aggiunge che il problema assume una valenza planetaria dal momento che i ghiacciai della Groenlandia rappresentano uno dei principali fattori legati all’innalzamento del livello del mare.

Lo scioglimento è sicuramente dovuto all’innalzamento globale delle temperature ma non sono tanto i record delle temperature a doverci spaventare. Dovremmo piuttosto concentrarci sull’aumento delle temperature medie. Come spiega Renato Colucci, glaciologo e ricercatore presso l’Istituto di scienze marine del Consiglio nazionale delle ricerche, a doverci preoccupare non è tanto il singolo caso di caldo estremo, che non assume valenza statistica per via dei pochi casi riscontrati, quanto l’innalzamento seppur di pochi gradi delle temperature medie.

Il ricercatore aggiunge che la situazione verificatasi in Groenlandia è il campanello d’allarme di un clima che non è più in grado di sostenere le calotte glaciali esistenti.

L’unico modo possibile per preservare queste masse glaciali è di diminuire costantemente le temperature medie. Infatti, “Se prendiamo un cubetto di ghiaccio dal freezer e lo lasciamo fondere – spiega il ricercatore – per salvare quello che resta sarà necessario rimetterlo in ghiacciaia“.

E’ un concetto tanto semplice quanto preoccupante. Se il clima restasse invariato, presupponendo che le temperature medie smettessero di aumentare restando ai livelli di oggi, il ghiaccio continuerebbe a sciogliersi. Solo nel caso in cui riuscissimo a tornare a temperature medie più basse potremmo recuperare la situazione e salvare così le nostre masse glaciali.